Di cosa si tratta

“Ancora adesso mi interrogo sulla molla che mi ha spinto a cambiare vita. A volte, le cose più belle partono da gesti folli”. 

E' questo un pensiero di Paola Gianotti, una donna che si è inventata un mestiere seguendo la sua passione e che ha fatto il giro del mondo su 2 ruote (battendo il record mondiale con i suoi 29.430 km percorsi, attraversando 25 paesi in 144 giorni), ha partecipato alla gara più estenuante del Pianeta e percorso 40 Stati in USA, battendo un altro record.

Originaria di Ivrea, poco distante dall'Oasi Zegna ha accolto con entusiasmo l'invito ad inaugurare un nuovo anello bike DOMENICA 11 GIUGNO lungo una delle più spettacolari starde del biellese: la Panoramica Zegna nel pieno dello splendore delle fioriture di rododendri.

 

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Tra le altre sue imprese nel 2015 in Russia ha percorso 9.200 km della Red Bull Trans-Siberian Extreme, una gara di ciclismo a tappe tra le più dure del mondo.

Nel 2016 la pedalata da Milano a Oslo per la candidatura della bicicletta come premio Nobel alla pace e, ultimo, il progetto «48 Stati-48 giorni-48 bici», nuovo Guinness World Record. Partita dallo Stato di Washington all’estremo nord-ovest, è arrivata nel Maine a nord-est; 11540 chilometri in 560 ore, il tutto per una giusta causa: regalare biciclette a donne dell'Uganda con una campagna fondi raccolta online. Dovevano essere 48 (una per ogni Stato), sono diventate 73!

Dettagli dell'offerta

Da una chiaccherata fatta da una giornalista di Vanity Fair con Paola Gianotti, abbiamo capito meglio cosa l'ha spinta a dare un taglio alla vita precedente e inventarsi un nuovo lavoro: la ultracycler e la mental coach.

 

Che cosa facevi prima di diventare ultracycler?
«Mi sono laureata in Economia e per 4 anni ho lavorato per una società di consulenza finanziaria a Milano. Tacchi, tailleur e frenesia. Non faceva per me. Tornata a Ivrea ho aperto una mia società di team building ed eventi sportivi. Questo fino al 2012, poi la crisi ha bussato alla nostra porta e poi abbiamo chiuso. A 32 anni, dopo un lavoro a tempo indeterminato e una società chiusa, mi sono trovata a pensare ai fallimenti accumulati fino a quel momento. E li è iniziata la rivoluzione: il progetto del giro del mondo, come percorso terapeutico per ricostruire il mio percorso lavorativo e di vita. Per far questo avevo bisogno di un obbiettivo grande: battere il record mondiale di circumnavigazione del globo in bicicletta. Volevo darmi una chance, facendo diventare le mie passioni un vero e proprio lavoro. Credo di esserci riuscita».


Si può dire che è stata la cosa più fuori di testa che hai fatto?
«Sicuramente. Ancora adesso mi interrogo sulla molla che mi ha spinto a cambiare vita. A volte, le cose più belle partono da gesti folli. Su quell'esperienza ho scritto un libro: «Sognando l'infinito. Come ho fatto il giro del mondo in bicicletta». Certo non ho ancora concluso il mio percorso: ancora adesso sto costruendo il mio personaggio in funzione del mio obiettivo: diventare mental coach».

 

Nel frattempo però ti diverti....
«Non solo. La mia ultima impresa, 48 bici in 48 Stati, non è stata solo un record sportivo, ma anche un’impresa di solidarietà. Durante la traversata sul mio sito ho raccolto fondi per acquistare 70 biciclette che - tramite Africa Mission - verranno donate ad altrettante donne del Karamoja, una regione dell'Uganda particolarmente povera dove solo il 6% delle popolazione è alfabetizzata. In questo modo non diamo soltanto un mezzo di trasporto, ma una possibilità di emancipazione economica»

 

Le donne sono davvero ancora meno forti fisicamente degli uomini?
«A livello fisico sul ciclismo la differenza è nella potenza. In altri sport le differenze si stanno assottigliando. Mi viene in mente il nuoto. Secondo me la donna ha più resistenza mentale e una soglia del dolore più alta. Spesso riusciamo a fare le stesse cose che fanno gli uomini, e a farle meglio. Dietro ogni mia impresa c'è un lavoro lunghissimo. 7 giorni su 7 li faccio a programmare, pensare alle tattiche e allenarmi. Mi sono inventata un lavoro molto bello, ma che impegna molto di più di un lavoro normale».

 

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